LE CANZONI POPOLARI PALESTINESI
Canti palestinesi
Tutte le occasioni della vita palestinese hanno le loro proprie canzoni. I matrimoni sono le ricorrenze più popolari in cui la gente balla e danza sulle note delle canzoni del folklore palestinese. Di solito vi sono alcune persone che fungono da cantanti-guida (Zajjlin), mentre il resto dei partecipanti all'avvenimento ripete dopo di loro.
Le canzoni popolari della tradizione palestinese possono essere facilmente cantate anche durante il lavoro quotidiano.
Come qualsiasi altra forma di poesia, anche le canzoni popolari trattano di diversi temi, come ad esempio amore, patriottismo, saggezza. Vi sono differenti tipi di canto, che variano secondo il ritmo e il modo di cantare. Molte delle canzoni popolari sono femminili (Zagharit), poiche' le donne hanno contribuito in maniera rilevante alla conservazione ed allo sviluppo del folklore palestinese. Sa'ud Al-Asadi ha affermato che "la tradizione folkloristica palestinese e' un mirabile intreccio di elementi maschili e femminili". Le forme fondamentali di canti palestinesi sono:
1. 'Ataba
2. Dal'ona
3. Zarif et-tul
4. Sahja/Samir
5. Zajal
6. Zagharit
'ATABA
E' la forma di canto piu' popolare in Palestina. Esso viene cantato di norma durante I matrimoni, ma i lavoratori spesso cantano gli 'ataba durante il loro impegno giornaliero. Come le altre forme di canto, tratta di vari soggetti ed e' composto di quattro versi. I primi tre terminano con la stessa rima, mentre il quarto con una sillaba assonante. Esempio:
betaali l-leyl shaddoo 'aa reHalhom
Hebaaby jarraH eqleaby raHeelhom
wa kam maktoob min eedy raH elhom
wa la maktoob raddoo lee jawaab
(Alla fine della notte, si preparano a partire
I miei amati, la cui partenza ferisce il mio cuore
Quante lettere scritte da me sono giunte a loro
Mentre nessuna e' giunta a me!)
DAL'ONA
Come gli 'ataba, e' la forma piu' popolare di canto. Piu' semplice da comporre, perche' non richiede necessariamente assonanza tra I primi tre versi, presenta comunque quattro versi. E' la canzone della danza tradizionale palestinese, la dabka, che i danzatori cantano con l'accompagnamento dello shubbabah (flauto), dello yarghul o del mijwiz. Esempio:
yally marreity o beidik sallamty
asraar il-maHabby ibqalby 'allamty
ismi'it Sootik lamma itkallamty
bulbul beyghanny fooq el-zaytoona
(O tu, che passi e con un cenno della mano
imprimi I segreti dell'amore nel mio cuore.
Ho sentito la tua voce che, parlando, era simile
Ad un uccello che canta su un ramo d'olivo)
ya Teirin Taayir fissama il-'aaly
sallim 'al-Hilw il-'azeez il-ghaaly
wismik ya rooHy mayrooH min baaly
imqayyad 'ajbeeny bein li'yoona
(O uccello che voli nell'alto cielo,
salutami la mia dolce, cara, preziosa.
O anima mia, il tuo nome restera' nella mia mente,
ZARIF ET-TUL
Questo tipo di canto ha una discreta popolarita' ed e' anch'esso usato nella dabka. Naturalmente, il ritmo e' diverso rispetto a dal' ona.
SAHJA/SAAMIR
E' questo un canto molto popolare durante i matrimoni, in cui I partecipanti si sistemano in due linee che si fronteggiano. Una linea canta un verso, che viene ripetuto dall'altra e cosi' via, alternando l'ordine di inizio.
ZAJAL
Questo tipo di canto e' condotto da cantanti popolari professionisti che vengono invitati ai matrimoni: di solito il canto e' improvvisato, ed il pubblico e' invitato ad unirsi allo zajjal ed a partecipare al canto.
ZAGHARIT
Le zagharit (singolare zaghrut) sono le piu' popolari canzoni femminili e possono essere paragonate all' 'ataba maschili. La donna che inizia questo tipo di canto, lo fa intonando un festoso heey eeh o Aweeha, cui seguono i versi. Le altre donne si uniscono al canto intonando il suono lolololololeeey (caratteristico suono festoso tipico delle donne palestinesi). Ci sono ovviamente molti altri tipi di canto femminile.
Ci sono molte bande popolari e cantanti (Zajjalin) che sono la fonte principale per la conservazione delle canzoni popolari palestinesi. Le principali sono: El-Funun (troupe di danza popolare palestinese) a Ramallah, la Banda della dabka di Ghassan Kanafani dell' Universita' di Betlemme, la Banda Jafra a Ramallah, e la Banda Juthur (le radici) dell'Universita' di Bir Zeit. Per quanto riguarda i cantanti popolari, se ne trova almeno uno in ogni citta' o villaggio palestinese.
www.arabcomint.comVersione italiana proveniente da musicheria.net
KUFIA (CANTO PER LA PALESTINA)
Sogno dei gigli bianchi
strade di canto e una casa di luce
Voglio un cuore buono
e non voglio il fucile
Voglio un giorno intero di sole
e non un attimo di una folle vittoria razzista
Voglio un giorno intero di sole
e non strumenti di guerra
Le mie non sono lacrime di paura
sono lacrime per la mia terra
Sono nato per il sole che sorge
non per quello che tramonta.
(inviata da Riccardo Venturi)
Shalom Salâm. Canti israeliani e palestinesi. CD Audio
Dettagli del Libro:
Autore: Non Specificato
Editore: RED EDIZIONI
Genere: spettacolo
Argomento: musica ebraica
Collana: Musica
ISBN: 8874474180
ISBN-13: 9788874474189
Data pubblicazione: 11 May 06
Disponibilità: Non in commercio
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Descrizione:
Israeliani e palestinesi: due popoli, due civiltà, una sola terra. Il loro conflitto genera violenza oltre i confini dei due Paesi e lacera le coscienze di tutti. Questo CD, in cui sono compresenti canti, danze, preghiere degli uni e degli altri, alimenta la speranza in una pace che ancora non si intravede
Il canto popolare palestinese è un fenomeno relativamente poco studiato. Soprattutto in ambito occidentale la quantità di studi dedicati all'argomento è sorprendentemente inferiore alla sua portata. Questo aspetto del patrimonio popolare, infatti, nonostante le complicate vicende storiche vissute dai Palestinesi, ha mantenuto una posizione considerevole nella cultura e nella vita delle genti che lo hanno generato. Si direbbe che negli studiosi arabi l'interesse verso le forme della propria cultura popolare, ed in particolare verso il canto, sia stato piuttosto limitato o che questo interesse raramente si sia tradotto in studi sistematici di ampio respiro e reale valore scientifico. Ancora più limitato, come si diceva, si presenta il quadro degli studi in materia da parte dagli autori occidentali, forse scoraggiati dall'esiguità del materiale esistente e dalle difficoltà per reperirlo, o forse perché essi hanno preferito dedicare maggiore attenzione allo studio di altri aspetti culturali ritenuti più degni di tale denominazione, data la scarsa considerazione in qualche caso riservata agli studi demologici. Un altro elemento che caratterizza il materiale sul canto popolare palestinese è la quasi totale assenza di raccolte di testi, di antologie di canti, come avviene in questo filone di studi in altre parti del mondo. Ne consegue che il materiale reperibile è costituito da monografie sul canto nelle quali i testi sono inseriti in una cornice d'insieme che li divide in base ad alcune caratteristiche, per lo più di tipo strutturale, ovvero da opere di carattere più generale riguardanti le tradizioni e le arti popolari in Palestina, dove ai canti si dedica una sezione determinata, limitandosi di solito ad indicazioni abbastanza generiche. Temi più specifici sono invece affrontati da articoli che hanno preso in considerazione singoli aspetti del canto. In questo contributo si presenteranno dunque le fonti esistenti, divise in fonti arabe e fonti occidentali e, ove possibile, distinguendo gli studi dalle raccolte di canti in forma antologica…
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"Canti per la pace"
Dal profondo
(A Fadwa Tuqan)
Se amabile l’eco del canto
ti giunge nel serrarsi degli spazi
è perché ho aperto l’ala
ad abbracciare nelle tue la pena
e a te m’unisce la cattiva sorte
e quanto insieme ci vide
nel male, e in te m’accolgono i ricordi
i sogni buoni i bianchi desideri.
Io sono quello che hai voluto
e per me vollero gli eventi:
cresciuto nel rifiuto di prostrarmi
ho eterno sgabello di nubi
dalle cui vette abbraccio ebbro le stelle
e cammino tra cupole e cime
m’affaccio al cosmo e vivo
la lotta che fa giovane l’età.
Chi da stelle di perla fu allattato
come cometa vola su nei cieli:
sparso ho il sangue, e ferite ho, ben deste,
ad arrossare il petto a quelle nubi.
Amai la casa, ora al cuore è delizia
questo sogno di mischie.
Ripensarci? L’Altissimo non voglia
che il poeta discenda dalle vette.
M’è giunto il tuo scritto, sorella,
a un’anima ho dato la mano,
han sorriso le deste ferite,
dal passato le ombre a segnare
una risposta: sì, io le ricordo,
quelle liete serate di fratelli
e d’amici, era ombrello il gelsomino,
delizia e malinconia,
due ali che guidavano il discorso
sino a farlo impazzire per un sogno
dormiente nel miraggio; ridevamo
di noi, agli occhi le lagrime del gioco.
Sì, ricordo, ricordo,
in noi cresceva orgoglio
d’un verso tuo più bello
dell’impossibile, concorrente
ai monti, lieve su tutte le bocche,
a chi cammina presagio,
al paese che sta mentre l’alba
lo vezzeggia splendente.
E il paese si sveglia,
pulsa fra lunghe aste e fra le lance.
Sono come hai voluto che fossi,
mi bacia il sole pur se c’è la nebbia,
per ogni dove mi porta la luce,
consumo i canti e le strade
da solo, m’accompagna la mia meta,
mi crocifigge la brama di lotta,
ho sete ma il bicchiere l’ho sul palmo
e vi danzano amore e bevanda;
son nudo, ma ricopre a me la vita
giovinezza che danza e che riempie.
Voglio vita per gente ferita,
che vi crescano i sogni e le pene:
un’esistenza, a costruirla, libera
nei suoi forti orizzonti,
che nessuno, se non Dio,
v’abbia giurisdizione.
E tu, se il mio scritto ti giunge
e se mi dai la mano tra le pieghe
e se lagrime trovi fra le righe
sparse tra versi rabbiosi,
il tuo Dio non ti spaventi,
che piangono i sogni più alti.
Se mi sgridi, ai grandi cuori
di rimprovero c’è una nostalgia,
e domani la notte si dilegua
dall’offeso giardino, dal velo
che è tirato da altri, le paure
domani il popolo spezza con l’unghia
e col dente canino:
hanno giurato che non dormiranno
finché per via c’è una tana di lupi:
son milioni con voglia di vendetta
e contano, al Giudizio, quanto manca.
Se giunge amabile l’eco
del canto mio presso a te nell’angustia,
è certo un tornare alla vita
in volo, e, se il popolo un giorno
giurasse per l’anima mia,
per lui su dalla terra spunterebbe.
(Traduzione di Wasim Dahmash e Gianroberto Scarcia)
***
Il canto del prigioniero
(A Kamal Nasir)
Fino a noi giunge l’eco del tuo canto,
volando oltre l’angustia con l’amore,
oltre le sbarre, uccello prigioniero,
delle tenebre fonde e della pena.
Canta, sì, ché se il ferro il vasto cielo
a te sottrae, non serra a noi l’orecchio.
Canta, sì, ché la morsa della notte
non chiude mai la via della speranza.
Il canto tuo mi riporta
a tempi piegati dal tempo,
quando, con passo lieve,
libera l’ala, al chiostro,
ombra di gelsomino,
nel grembo conducevi,
e dicevi dei sogni,
e l’orgoglio lodavi
e la forza, e più vicine
facevi le stelle alla terra,
e ascoltavamo i campi
verdi di te, lo splendore
dei clivi, ed il sussurro dei profumi,
il gonfiore del vento
e dei monti, fierezza
che se non vinci non s’erge.
Canta, uccello, per noi, dalla prigione,
oltre l’umiliazione e oltre il buio,
un orizzonte ancora ricco di sogni,
un sole ancora pronto all’agguato.
Bianca gloria di luce canta lieto,
canta un domani patria ai nostri sogni,
vividi sogni canta non perduti.
Canta, sì, ché la speranza
è sempre là, strada ferma e radiosa,
anche se attorno a noi
s’infittisce la rabbia della notte.
(Traduzione di Wasim Dahmash e Pino Blasone)
Questo post è stato pubblicato il Febbraio 23, 2008 alle 10:58 pm ed è archiviato in georgiamada, letteratura palestinese, poesia, traduzioni.
IMPORTANTISSIMO
14.09.2009
di Saverio CLEMENTI
La musica come strumento per costruire la pace attraverso il dialogo interreligioso. È quanto si prefiggono i cori dell’Istituto Magnificat di Gerusalemme che dal 18 al 25 settembre saranno in tournèe nel Canton Ticino e in Lombardia. Il Magnificat è una scuola musicale che ospita docenti e allievi appartenenti alle tre grandi religioni monoteiste ed è stato costituito e opera nell’ambito della Custodia di Terra Santa, in una realtà caratterizzata da tensioni e violente contrapposizioni.
Èla prima volta che i due cori (uno giovanile, il "Yasmeen", e uno adulto, il "Magnificat", entrambi diretti da Hania Soudah Soubbara) si esibiscono in Lombardia. Durante la tournèe, dopo quattro concerti in Svizzera, faranno tappa a Legnano (23 settembre, ore 21, chiesa dei Santi Martiri Anauniani), Milano (24 settembre, ore 19, Basilica di San Lorenzo alle Colonne) e Como (25 settembre, ore 21, Basilica di San Fedele). Sarà eseguito un repertorio di musica sacra araba cristiana.
Il programma è il frutto di un lungo lavoro di ricerca realizzato da padre Armando Pierucci, fondatore e presidente dell’Istituto Magnificat, che ha raccolto e armonizzato circa 600 canti palestinesi, libanesi, iracheni e di altri Paesi del Medio Oriente. La tradizione musicale araba cristiana è una testimonianza della presenza di questa piccola comunità rimasta nei luoghi d’origine della Cristianità nel corso dei secoli, malgrado condizioni di vista assai difficili.
I cori di Gerusalemme saranno ospitati e accompagnati dal coro Dalakòpen di Verghera di Samarate, in provincia di Varese, diretto dal maestro Pietro Ferrario. Un gruppo sorto per valorizzare linguaggi e tradizioni musicali che affondano le radici in storie e culture differenti. «Il nostro coro - spiega Carlo Penati, coordinatore della rassegna - sostiene il “Progetto Gerusalemme”, un’iniziativa di cooperazione internazionale nata dal desiderio di condividere le difficoltà di chi si trova ad operare in un contesto drammatico ricercando le vie della pace e della fraternità».
La tournèe è promossa anche dall’Associazione Amici del Magnificat, che ha sede a Melide (Svizzera). «Nel generale clima di tensione della Terra Santa - aggiunge padre Pierucci, che è anche organista della Basilica del Santo Sepolcro - l’Istituto ha come vocazione principale di costituire un luogo di pacifica convivenza tra allievi e professori di diverse origini sociali e confessionali. Presso il Magnificat, cristiani, ebrei e musulmani imparano infatti insieme l’arte della musica. Costituisce dunque un vero e proprio laboratorio di pace che, a detta di alcuni suoi allievi, cambia veramente le persone».
L’Istituto offre un insegnamento accademico di alto livello: tramite la convenzione firmata tra la Custodia e il Conservatorio di Musica di Vicenza, permette anche di ottenere diplomi e riconoscimenti universitari europei.
Dice padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa: «Ciò che la Custodia persegue con l’Istituto Magnificat è che i giovani siano educati al Bello, invece che rimanere nelle strade ad imparare forse a lanciare sassi». Un’opera preziosa, quindi, per diffondere, attraverso la musica, una cultura di pace. L’iniziativa ha ottenuto il patronato della Regione Lombardia.